martedì 29 luglio 2008

Leggi “sub iudice”



di Gianbattista Tagliani


Da più parti riconosciuto come uno dei principali mali dell’Italia, la “questione giustizia” sta diventando un’emergenza. Oggi il Consiglio di Stato ha bocciato la pronuncia del TAR del Veneto che sospendeva la realizzazione dell’ampliamento della base militare USA Dal Molin di Vicenza. Il Codacons, promotore dell’iniziativa finalizzata allo stop alla base ha annunciato che proseguirà la propria battaglia nell’interesse della cittadinanza.

Sempre oggi il TAR della Lombardia ha accolto il ricorso di Vittorio Sgarbi contro il provvedimento del Sindaco Moratti che gli ritirava la delega da assessore comunale.

Ieri il tribunale del lavoro ha accolto il ricorso presentato dalla Rai contro l’ordinanza del giudice (sempre del lavoro) con cui si ordinava il reintegro di Agostino Saccà come direttore di Rai Fiction.

Inizia ad esser piuttosto frequente questo ribaltamento completo di pronunce precedenti o provvedimenti politico amministrativi. Sembrerebbe quasi che la giustizia stia diventando una sorta di strumento finalizzato al raggiungimento dei propri fini, indipendentemente dalla fondatezza delle pretese o dal buon senso. Chiaramente i casi citati vogliono essere solo lo spunto per una riflessione ed in nessun modo essere valutati ed analizzati tecnicamente.

Qualche settimana fa un quotidiano nazionale ha riportato la notizia secondo cui gli iscritti all’albo degli avvocati di Roma sono più di tutti gli avvocati di Francia. Anche nel mercato delle professioni vale la regola della domanda e dell’offerta. Se tale è l’offerta in Italia, la domanda evidentemente ne rappresenta la ragione. Ma non sarà dunque opportuno riflettere sulla “spregiudicatezza disinvolta” con cui si sottoscrive la diffusissima espressione: “ in caso contrario sarò costretto ad adire vie legali”?

Ad maiora

lunedì 28 luglio 2008

Il compromesso necessario

di Gianbattista Tagliani

Domani la firma del decreto che prevede lo stanziamento di militari nelle aree urbane con funzioni di agenti di sicurezza e non polizia giudiziaria. Potranno compiere arresti solo in flagranza di reato, ma si conta sull’effetto deterrente legato alla presenza delle vistose divise nelle strade.

E’ comprensibile la perplessità di fronte ad un provvedimento del genere ma è necessario considerare il momento ed il contesto in cui questa scelta è maturata. Nell’ultimo anno la percezione di insicurezza è cresciuta in modo rilevante, non solo per l’andamento dei reati ma soprattutto perché inizia a diffondersi l’idea per cui chi compie un reato non sarà punito. Può sembrare un paradosso che si stabilisca che i militari debbano sostenere l’attività di competenza di polizia, carabinieri e guardia di finanza, quando proprio questi ultimi lamentano i tagli ai fondi e l’incapacità di assolvere alla funzioni per mancanza di strutture. Un paradosso perché si potrebbe osservare che piuttosto che impiegare altre risorse le si potrebbero distribuire meglio e dunque tagliare all’esercito per dare a polizia e colleghi urbani. Ma il punto potrebbe essere proprio quello di ottimizzare le risorse esistenti e dunque, già che abbiamo un esercito professionale, usiamolo in casa se non lo si usa all’estero!

Ad maiora

L'elastico della politica





di Gianbattista Tagliani

Di questi tempi in radio si ascolta con una certa frequenza annunciare code sulle strade, code in cui i veicoli procedono ad elastico. La colonna di auto si allunga e si accorcia rispetto al veicolo che precede come un elastico appunto.

Lo stesso movimento che si legge dalle risultanze dei congressi o delle riflessioni estive dei cosiddetti partitini, quelli che all’ultima tornata elettorale non sono riusciti a portare propri candidati in parlamento o ne hanno portati non più di una manciata.

Si è chiuso ieri il congresso di Rifondazione Comunista con una spaccatura profonda, così come una spaccatura analoga si registra ne La Destra del duo Storace-Santanchè.

In entrambe i casi si tratta del giusto e prevedibile confronto a tutto campo tra le due ali di ciascun partito: coloro che imputano la sconfitta elettorale ad una troppo blanda caratterizzazione politica, e coloro i quali invece considerano troppo accesi i colori con cui i simboli si sono presentati all’elettorato. Nicky Vendola puntava ad un’evoluzione futurista di un partito, che partendo da radici ben piantate nell’humus culturale ed ideologico di nascita germogliasse nel nuovo terreno che è la politica di oggi. L’ex Ministro Ferrero invece ha puntato sulla rivitalizzazione di quelle radici considerando vincente il ritorno ad un passato in cui i successi non sono mancati.

Dall’altra parte dell’arco parlamentare si vivono momenti per certi versi analoghi. Daniela Santanchè rileva come sia non solo naturale, ma già in essere, lo sposalizio con il PDL di Silvio Berlusconi. Francesco Storace invece, con la sua consueta ed apprezzata correttezza e schiettezza dialettica, cerca di riaccendere quella fiamma che oltre che a distinguere il proprio simbolo dal resto dell’ala centro destra del parlamento, è portatrice di istanze e valori che hanno fondato il partito stesso, e che hanno una caratterizzazione fortemente sociale. E’ da registrarsi che contestualmente, anche il sindaco di Roma Alemanno, compagno di corrente di Storace ai tempi di AN, rivendicava l’identità del proprio partito mentre venivano studiate le modalità della fusione con Forza Italia.

Ecco dunque l’elastico. Dopo una sconfitta elettorale, è giusto doveroso che i Quadri del partito analizzino gli errori e propongano soluzioni e novità. Alcuni si allontanano dalle proprie radici avendo come riferimento le “tattiche” dei vincitori, lasciandosene dunque ispirare. Altri puntano al rafforzamento della propria identità.

Ad maiora

giovedì 24 luglio 2008

Opposizione e prevaricazione





di Gianbattista Tagliani

L’8 maggio scorso si è insediato il nuovo Governo Berlusconi a seguito di una vittoria elettorale di misura tale da non ammettere ipotesi di brogli od errori nei conteggi.

Dal 9 maggio è iniziata la più massiccia campagna di delegittimazione e prevaricazione a cui si sia assistito negli ultimi anni. Vittima? Non Silvio Berlusconi ma la maggioranza degli italiani. Mi riferisco a quei 15.507.548 elettori che hanno votato la coalizione guidata da Berlusconi Senato della Repubblica ed a quei 17.064.314 che hanno votato la stessa coalizione alla Camera dei Deputati.

Non entro nel merito politico di questa campagna delegittimante, perché di politico c’è molto poco. Oggi il direttore dell’Unità Padellaro ha espresso il proprio disagio per la firma apposta dal Presidente Napolitano in calce al cosiddetto Lodo Alfano che prevede la sospensione dei procedimenti penali nei confronti delle prime quattro cariche dello stato per la durata della stessa carica. 'Caro presidente' -. Da oggi dunque ci sono quattro cittadini più uguali degli altri e tutto per consentire a uno solo, e sappiamo a chi, di non essere più sottoposto ai dettami della giustizia, come un sovrano senza limiti. Caro presidente - scrive ancora il direttore dell'Unità - siamo convinti che lei troverà il modo e le parole per rispondere anche a questo largo malessere. In nome dell’unità nazionale che lei rappresenta e che qualcuno cerca di calpestare per esclusivi interessi personali, gliene saremo grati» .

Il Parlamento dunque non esiste più e non ha più alcuna delega da parte della cittadinanza, stando alle parole di Padellaro, visto che quella stessa delega, che ha attribuito agli eletti il diritto/dovere di legiferare nell’interesse di tutti, viene disprezzata da chi, forte della propria inattaccabile moralità personale e politica ritiene di dover sovvertire il risultato elettorale, quasi fosse il “prescelto” garante dell’incapacità di autodeterminazione di milioni di persone.

Dopo la chiamata alle armi di Piazza Navona in cui il “popolo dei prescelti” (chiamarli eletti potrebbe suonare ironico) ha cavalcato l’isteria popolare intonando canti rivoluzionari e forcaioli, si è passati ad accorati appelli alla misura ed integrità delle istituzioni che garantiscano il popolo italiano, dalla……volontà del popolo italiano stesso.

Il leader ufficiale dell’opposizione Veltroni si è prudentemente e saggiamente defilato da questo indecoroso spettacolo, mantenendo una dignitosa coerenza che oggi sorprende, visti i tempi. Questo ha lasciato però campo libero al Crociato Di Pietro / Goffredo di Buglione che ogni giorno minaccia referendum, rivoluzioni ed esecuzioni di massa (paradossale che questo avvenga proprio mentre la forcaiola Francia offre scuse ufficiali all’Austria per la decapitazione di Maria Antonietta d’Austria).

Un solo spunto. Ritiriamo la delega alla classe politica, ma a tutti, Buglione/Di Pietro incluso. D’altronde anche lui sembra indifferente alla sovranità del parlamento democratico quanto coloro che quotidianamente accusa.

Ad maiora