venerdì 14 marzo 2008

Accettiamo le Censure



di Clemencia Cibelli


Gli economisti e i businessman internazionali hanno tentato di spiegare al popolo che se non impariamo le logiche cinesi non riusciremo mai a combattere il pericolo giallo, e la società industriale non sarà assolutamente più tale, e resterà della nostra civiltà un mucchio di rottami tecnologici inseriti in un ambiente degradato ed invivibile.
D'accordo dobbiamo imitare le culture cindiane
Ma imitiamole davvero:
- inquiniamo a ruota libera (tanto quelli che vengono dopo di noi, che poi sono i nostri nipoti, inventeranno qualche sistema salvifico)
- smettiamola con i diritti umani (sono in via di estinzione, gli umani)
- non facciamo più bambini (tanto ci pensano gli altri)
- cancelliamo le nostre culture (e convertiamoci al Dio Quattrino)
- smettiamo di nutrirci con prodotti che hanno il sapore di ciò che rappresentano ( e cibiamoci di riso geneticamente modificato)
- Smettiamola di pensare con, quella che crediamo sia, la nostra testa
- Smettiamola di credere che la parola Casta sia un privilegio politico (possibilmente di origine democristiana), che consente fenomeni editoriali remunerativi.La Casta è un privilegio divino ereditario.
- Ma soprattutto accettiamo, senza lamentarci, le censure su Radio Tv, internet, ed altro.
Quando avremo importato questi principi sociali, noi (Paesi industrializzati) saremo finalmente soddisfatti di avere esportato la cultura industriale del profitto e del welfare.

Marx è morto, Dio è morto, e noi come stiamo?.

E poi, perché o per chi dovremmo votare?

martedì 11 marzo 2008

Il "disegno" del Cavaliere




di Gianbattista Tagliani

E' di ieri la notizia che il noto imprenditore Giuseppe Ciarrapico, già proprietario delle Terme di Fiuggi, dell'A.S. Roma calcio ed oggi editore ed imprenditore dell'intratenimento e ristorazione con la Casina Valadier ed il Bar Rosati di Roma, sarà candidato nelle liste del PDL al Senato.
Le prime dichiarazioni di Ciarrapico hanno sollevato un polverone quasi pari a quello succeduto alle sfortunate vicende giudiziare che l'hanno visto coinvolto.
Ma perchè inserire nelle liste un nome così "scomodo"?
Scorrendo le liste del Partito del Popolo delle Libertà sono diversi i nomi che suscitano interrogativi sulla strategia elettorale adottata da Silvio Berlusconi. Interrogativi che per altro si ripetono dando una scorsa anche alle liste del PD.
Senza dubbio entrambe le formazioni hanno dato ampio spazio a nomi noti e facilmente riconoscibili così come a nomi meno noti che però potessero risultare funzionali all'esatta trasmissione del messaggio o slogan elettorale.
Ma quale potrebbe essere la strategia dietro a queste scelte.
Santo Versace, Luca Barbareschi, Manuela Di Centa, Diana De Feo, Fiona May, Katia Noventa, Peppino di Capri, Angela Iezzo, il leader dei tassisti "rivoltosi" romani ed appunto Giuseppe Ciarrapico sono alcuni dei nomi ventilati come candidati del Popolo delle Libertà.
Non va dimenticato che pochi giorni fa il Cavaliere ha rilasciato alla stampa una dirompente dichiarazione: "Mi bastano 30 deputati capaci" e poi un compatto esercito di soldati obbedienti.
Evidentemente l'intento non era quello di demotivare gli altri candidati, ma piuttosto si supporrebbe che intendesse sottolineare la propria determinazione e leadership.
Ma qualche dubbio resta. Sembrerebbe quasi che sia Berlusconi che Veltroni puntino apertamente ad un pareggio od addirittura ad una sconfitta di misura.
La congiuntura economica, le emergenze sicurezza, energia e rifiuti sono fattori talmente condizionanti da trasformare il prossimo governo in una patata bollente che pochi vorrebbero trovarsi tra le mani.
Mi si conceda un'azzardo interpretativo. Sarebbe del tutto campato in aria il ragionamento secondo cui il leader del PDL voglia sfruttare questa competizione elettorale per formare la nuova classe dirigente del partito, contando sulla presunta breve durata del prossimo governo che una volta approvate le riforme della legge elettorale, dei regolamenti parlamentari ed adottate alcune misure urgenti si rimetterebbe immediatamente alla volontà popolare con nuove elezioni? In questo modo lasciando la patata bollente nelle mani di Veltroni potrebbe ripresentarsi agli elettori a stretto giro di posta con un partito fortemente rinnovato, composto però da personalità già "testate" in campagna elettorale con una breve esperienza parlamentare di contorno, che soprattutto potrebbe cavalcare ancor più di oggi il malcontento popolare per la politica di centrosinistra.
Non manca molto per scoprire se questa possa essere la vera strategia del Cavaliere. Non ci resta che...... aspettare

martedì 4 marzo 2008

L'accidia





di Gianbattista Tagliani

Nella prima serata di ieri, gli spagnoli hanno potuto assistere al secondo ed ultimo dibattito tv tra i due sfidanti alle elezioni politiche spagnole di domenica prossima. (da Corriere TV) Josè luis Zapatero, premier uscente sembra essere uscito vincitore dal confronto con il leader moderato Rajoy ed aver rafforzato la proprie chances di rimanere l'inquilino della Moncloa.
Quasi in contemporanea due illustri giornalisti italiani, e conduttori dei due principali talk show, spesso dedicati al tema politico del giorno, Bruno Vespa ed Enrico Mentana, erano gli ospiti della trasmissione "8 e mezzo" in onda su La7. I due anchorman conversavano amabilmente, senza nascondere un certo sarcasmo, su quanto il mezzo televisivo proporrà all'elettorato nel corso dell'imminente campagna elettorale. Vespa, tradizionalmente riconosciuto come più istituzionale rilevava lo scarso interesse, per non dire manifesta ostilità dei due principali competitori a confrontarsi in video con i loro ex alleati, Casini e Bertinotti, oggi loro avversari nella corsa a Palazzo Chigi. Nè Veltroni, tantomeno Berlusconi sono disposti ad affrontare domande scomode o peggio ancora, attacchi diretti sulle scelte politiche che hanno portato entrambi alla diaspora da una parte del proprio elettorato di riferimento.
In Spagna, il leader conservatore Rajoy invece incalzava Zapatero per aver mentito al popolo iberico, negando prima, ed ammettendo in un secondo momento, i colloqui con l'ETA. Il tono di Rajoy e lo sguardo fisso negli occhi del rivale hanno comunicato molto. L'ascoltatore medio ha avuto a disposizione parole, immagini, espressioni e toni, per poter meglio determinare la propria intenzione di voto.
In Italia invece si continuava a ridacchiare dell'indisponibilità ed a questo punto anche impreparazione dei nostri politici ad affrontare un confronto a viso aperto. Mentana, più giovane di Vespa ma soprattutto espressione dell'industria privata dell'editoria rivendicava il diritto dei colleghi giornalisti a domandare od incalzare.
Ma se questa libertà fosse loro accordata a cosa dovremmo assistere?
Come possiamo immaginare di attendere una risposta da chi si propone (da uno schieramento all'altro) come principe dell'accidia? Oramai il commento più diffuso sulla politica italiana è che sono tutti complici in questo teatrino del non decidere.
L'elettorato italiano merita rispetto, perchè non si compone di pecore o numeri. Sono persone che pensano e decidono. Sia la classe politica che progressivamente ha deleggittimato la sovranità popolare con accordi trasversali o similia, sia i colleghi giornalisti che arroccati nei loro castelli dove solo loro sanno quello che davvero succede, stanno scivolando pericolosamente verso un'autoreferenzialià che assume i contorni del grottesco.
Ma c'è davvero qualcuno che crede che se potessero, Vespa e Mentana, avrebbero davvero qualcosa da chiedere che possa interessare chi li ascolta e non saziare la vanità di chi porge il micorfono solo per fare notizia e non per informare?
ad maiora