martedì 20 maggio 2008

Clan-destini diversi

di Marta Moriconi

Una vasta operazione della polizia contro l'immigrazione clandestina ha portato all'arresto di centinaia di persone e all'esecuzione di decine di espulsioni in nove regioni italiane. Ed il tutto a pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo Berlusconi.

L'operazione è arrivata mentre si sta affrontando il problema della sicurezza nelle città, con la stesura di un pacchetto all'esame del consiglio dei ministri. A sollevare dubbi e malumori all’estero (la numero due del governo di Madrid ha attaccato senza mezzi termini il nostro Paese tacciandolo come razzista) è stata la velocità con la quale si sta ponendo rimedio al problema. Se si chiamano emergenze qualche motivo ci sarà. E comunque il premier Silvio Berlusconi ha assicurato che gli interventi non saranno mai "incompatibili con le nostre regole democratiche", dichiarazione seguita poco dopo da un’altra con simili contenuti ma del ministro dell’interno Maroni. In Spagna forse hanno dimenticato il razzismo della curva del Real Madrid, che nel 2005 intonò i versi della scimmia e cori inneggianti ad Adolf Hitler nei confronti di due giocatori del Levante, Congo ed Ettien? L'Italia oltretutto non è storicamente un paese razzista. Non dimentichiamo tutte le dominazioni avute nel corso del tempo e sappiamo bene di essere un popolo “misto”, forse tra i più inclini al melting pot… però a tutto c'è un limite: quello dell’integrazione reale. Il diritto di suolo non basta. Già il francesissimo Nicolas Sarkozy, da candidato all’Eliseo per la destra transalpina, nel suo libro ‘Testimonianza’ parlava di uguaglianza di diritti e di doveri. Di partenza però e non d’arrivo, dove il compito dello Stato deve essere quello di fornire gli stessi strumenti a parità di condizioni iniziali. Non esistono vocabolari distinti per ogni popolo e sotto la voce accoglienza chiunque leggerà la necessità di amare chi l’ha accolto e di rispettare i suoi valori, oltre che le sue leggi. La legalità non può bastare senza le stabili basi identitarie di una nazione. L’integrazione passa anche attraverso la rivoluzione culturale e quindi attraverso il comandamento di legare i nuovi arrivati al Dna di un popolo.

Cari buonisti non può essere tutto ridotto e diretto al solo aspetto legale, all’importanza di poter chiamare gli immigrati italiani, francesi, inglesi etc… Il problema dell’ingovernabilità delle banlieues francesi, dei campi nomadi in Italia e di tutti i ghetti in genere, dimostrano proprio questo: non è sufficiente essere inserito, ma inserirsi nella realtà prescelta. L’adesione di un soggetto deve essere allacciata anche ai valori sostanziali di quella democrazia. Non dando nulla per scontato, i diritti tornano ad essere delle vittorie ottenute nel tempo e con sacrificio.

Sia posto dunque, sulla facciata dello sterile buonismo sociologico progressista, l’ormai necessario ponteggio della meritocrazia, innalzato dallo stesso Sarkozy quando ancora aveva un ampio consenso: “la promozione sociale non si reclama facendo la coda allo sportello, ma è la ricompensa del merito e di chi lavora di più”.

Dunque l’attenzione politica va concentrata sugli individui e non sulle categorie. Sulle tradizioni e sui fondamenti di un popolo e non solo sulle sue norme. Sulla uguaglianza ricevuta, ma anche conquistata. Sull’immigrazione, ma di qualità. E controllata. Necessariamente.

mercoledì 14 maggio 2008

"IncentivAzione" P.A.

di Marta Moriconi

-La deriva-… dei progetti, delle idee, dell'iniziativa pubblica e privata. Questo il titolo del saggio di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, "quelli de -La casta-", il libro-denuncia che ha rappresentato il più importante fenomeno editoriale degli ultimi anni. Un Paese fermo, che non sa più progettare e prendere decisioni forti, ma che al contrario appare imbavagliato, invinghiato nell'inutile burocrazia trionfante.

Così i due giornalisti hanno letto e fanno leggere a noi attraverso la loro ultima opera la condizione lavorativa, sociale e culturale dei nostri tempi e del nostro spazio. Suggerimenti? No, analisi, analisi, analisi. Basta. Ancora con l'ascetismo intellettuale? E se passassimo all'eroismo intellettuale? Agli ideatori che si sporcano le mani? Che scelgono di scendere dai cieli dell'idealismo alla terra dell'ide-azione. Abbiamo bisogno di untori di proposte. Canale tre vuole offrire con l'umiltà della piccola realtà ma con la consapevolezza delle problematiche odierne che colpiscono chi in quest'Italia lavora, produce e crea servizi e beni, una classifica di INTERVENTI possibili e attuabili. Spunti e punti per il Ministro della Funzione Pubblica Brunetta, per quello dello Sviluppo economico Scajola, per quello del Welfare Sacconi e per tutti gli addetti ai lavori. Da chi è soggetto ai lavori.

Punto 1) Trovare nuove forme di coinvolgimento e motivazione, perchè un team di persone entusiaste produce meglio e al meglio. "Puntiamo sull'intangibile" dichiara in un'intervista rilasciata a Business People Neriman Usever direttore risorse umane di Indesit Company, una multinazionale italiana fortemente ramificata nel mondo, che ancora aggiunge "credo che la forza delle aziende moderne sia da ricercare principalmente nel fattore umano e nelle diversità che lo caratterizzano". I benefit quali macchine, viaggi ed altre forme di vantaggi economici sono infondo, a pensarci bene, un surplus: il dipendente ha già una macchina, ha la possibilità di viaggiare oggi come oggi etc. Quello che gli manca è il riconoscimento professionale in relazione a quanto dà e alla passione che mette nel darlo. Il responsabile deve pagare i suoi sbagli, ma anche ottenere riconoscimento e prospettiva professionale. Serve competenza, passione e creatività e questa va premiata con la prospettiva di miglioramento. Di evoluzione.

Punto 2) Questione ministeri e altri enti pubblici: è possibile anche lì proporre al dipendente un percorso di crescita professionale. Suggerimento: "patente professionale a punti". Attraverso criteri oggettivi inerenti all'ambito della competenza tecnica, ma anche a quello della capacità di fare squadra e quindi organizzativa, rendere possibile l'accesso a livelli superiori. Al contrario, se il soggetto è colpito da note di demerito - essendo incostituzionale prospettare un cambiamento in peggio della posizione lavorativa- obbligarlo per es. a seguire corsi "ri-educativi" della sua professionalita'. Questo starebbe a significare un fannullone obbligato a rimanere in loco fuori dal proprio orario di lavoro... il sistema migliorerebbe ne siamo certi.

Punto 3) Aumentare deleghe di responsabilità su progetti: percorsi di crescita ed arricchimento professionale dove poter esprimere il proprio talento e farsi conoscere per il proprio talento.Che diventino visibili questi lavoratori! Questo crea passione, se uno non ce l'ha in partenza.

Queste nuove forme di incentivazione basate su aspetti intangibili, più che su beni materiali, funzionerebbero alla grande. Che ne pensate? C’è da aggiungere altro?


Il gradimento dell'esecutivo guidato da Berlusconi

da www.sondaggipoliticoelettorali.it

Sondaggio Politico-Elettorale

Ispo/Corriere della Sera/ L'Esecutivo piace al 56%- Prestigiacomo la preferita - pubblicato il 10/05/08

Pubblicato il 13/5/2008.


Autore:
ISPO S.R.L.

Committente/ Acquirente:
Corriere della Sera

Criteri seguiti per la formazione del campione:
CAMPIONE RAPPRESENTATIVO DELLA POPOLAZIONE ITALIANA IN ETA' DI VOTO PER SESSO,ETA', SCOLARITA', PROFESSIONE, AREA GEOGRAFICA, DIMENSIONE DEL COMUNE DI RESIDENZA

Metodo di raccolta delle informazioni:
Interviste telefoniche C.A.T.I. (computer assisted telephone interview)ELABORAZIONE DATI: SPSS- MARGINE DI APPROSSIMAZIONE 4%

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:
N. CASI :600 (rilevazione 6 maggio 2008) n. casi 1002 (rilevazione 17-18 aprile 2008 ) POPOLAZIONE ITALIANA RESIDENTE IN ETA' DI VOTO

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:
Tra il 06/05/2008 ed il 06/05/2008


QUESTIONARIO

QUESITO n.1

Domanda : TABELLE 1 E 2 (casi : 1002) Come lei sa la coalizione guidata da Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni del 13 14 aprile. Silvio Berlusconi, avra’ dunque l’incarico di formare il nuovo governo. Secondo Lei, il nuovo governo Berlusconi… .

Risposta: 1. operera’ molto bene 2. operera’ abbastanza bene 3. operera’ ne’ bene ne’ male, senza produrre nulla di speciale 4. fara’ piu’ danni che benefici 5. danneggera’ notevolmente il Paese 6. non so

QUESITO n.2

Domanda : DOMANDA DI INCROCIO PER LA TABELLA 1: Come lei sa il 13 ed il 14 aprile si è votato per eleggere il nuovo parlamento VP)Lei per quale partito ha votato per queste elezioni del 13 aprile alla CAMERA DEI DEPUTATI (SCHEDA ROSA)? .

Risposta: 1. UNIONE DI CENTRO– CASINI PRESIDENTE 2. IL POPOLO DELLE LIBERTÀ –BERLUSCONI PRESIDENTE 3. LEGA NORD –BOSSI 4. PARTITO DEMOCRATICO -VELTRONI PRESIDENTE 5. LA SINISTRA L’ARCOBALENO (Bertinotti) 6. DI PIETRO- L’ITALIA DEI VALORI 7. PARTITO SOCIALISTA -BOSELLI 8. LA DESTRA – FIAMMA TRICOLORE -SANTANCHE' PRESIDENTE 9. UNIONE DEMOCRATICA PER I CONSUMATORI (Bordon-De Vita) 10. SINISTRA CRITICA (Turigliatto-D’Angeli) 11. PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI (ferrando) 12. MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA- ALLEATI PER IL SUD (Lombardo) 13. un altro partito (non leggere, specificare__________________) 14. Scheda bianca(non leggere) 15. Scheda nulla (non leggere) 16. (non leggere) non sono andato a votare 17. (non leggere) non ricordo 18. (non leggere) non desidero rispondere

QUESITO n.3

Domanda : TABELLA 3 (casi: 600) POL) Il neo Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha appena annunciato la lista dei suoi Ministri. Lei come vede ciascun Leader che ora le leggero’ nella carica che gli è stata affidata? Dia il suo voto a ciascuno di essi utilizzando un voto da 1 a 10, come a scuola (1=molto negativo; 10=molto positivo). .

Risposta: 1 FRANCO FRATTINI Ministro degli Esteri 2 ROBERTO MARONI Ministro dell’Interno 3 ANGELINO ALFANO Ministro della Giustizia 4 GIULIO TREMONTI Ministro dell’Economia 5 IGNAZIO LA RUSSA Ministro della Difesa 6 CLAUDIO SCAJOLA Ministro dello Sviluppo Economico 7 MARIA STELLA GELMINI Ministro della Pubblica Istruzione 8 LUCA ZAIA Minisro delle Politiche Agricole 9 STEFANIA PRESTIGIACOMO Ministro dell’Ambiente 10 ALTERO MATTEOLI Ministro delle Infrastrutture 11 MAURIZIO SACCONI Ministro del Welfare 12 SANDRO BONDI Ministro dei Beni Culturali 13 UMBERTO BOSSI Ministro delle Riforme 14 ROBERTO CALDEROLI Ministro della Semplificazione 15 GIANFRANCO ROTONDI Ministro per l’Attuazione del Programma 16 ANDREA RONCHI Ministro per le politiche Comunitarie 17 MARA CARFAGNA Ministro per le pari opportunita’ 18 RAFFAELE FITTO Ministro degli affari Regionali 19 GIORGIA MELONI Ministro delle Politiche Giovanili 20 ELIO VITO Ministro dei Rapporti col Parlamento 21 RENATO BRUNETTA Ministro dell’Innovazione 22 GIANNI LETTA Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio 23 GIANFRANCO FINI Presidente della Camera dei Deputati 24 RENATO SCHIFANI Presidente del Senato





lunedì 12 maggio 2008

Giornalismo d’inchiesta e pubblica delazione




di Gianbattista Tagliani


Sabato 10 Maggio 2008 gli spettatori italiani hanno avuto modo di assistere all’ennesimo esempio di giornalismo asservito ad interessi personali od a quelli della propria area politica di riferimento. Nel corso della trasmissione Che Tempo Che Fa, condotta abilmente e gradevolmente da Fabio Fazio, ospite il Puffo Untore Marco Travaglio, il neo eletto Presidente del Senato, Renato Schifani è stato oggetto di un attacco violentissimo e vigliacco.

Travaglio, che pare capace di non fare altro che inanellare una serie di accuse infamanti a cui è impossibile rispondere, sia per la velocità con cui le formula ma soprattutto perché il contesto in cui lancia il proprio grido è a dire poco “colluso”, si è impegnato strenuamente ad attribuire al Presidente Schifani relazioni con la mafia e frequentazioni da censurare. Il tutto senza che ovviamente fosse concesso il diritto di replica. Per altro è un canovaccio tipico del Puffo Untore, mentre il fido e maleducato scudiero Santoro, nel frattempo, gongolava.

Lo stesso era già accaduto in passato con regolarità e tenacia degne di ciclista scalatore. La settimana scorsa ho colto un passaggio grave e molto significativo mentre era in corso un indecoroso scambio verbale tra Travaglio e l’intemperante Sgarbi. Il Puffo Untore era tornato sul caso “Epurazione Biagi”, attribuendo logicamente (secondo la prospettiva di Travaglio) una condotta fascista all’attuale Premier ed ai suoi uomini. Sgarbi, con il suo inconfondibile stile da osteria ha contestato la veridicità delle affermazioni fatte invitando ( o forse sarebbe più corretto dire “urlando in faccia”) il Puffo Untore a dimostrare che quanto affermato corrispondesse alla verità. Ovviamente non è stato dimostrato e si è preferito far leva sull’emotività del pubblico che impulsivamente e spesso irrazionalmente si spacca in fazioni contrapposte e nemiche per senso di appartenenza all’una od all’altra. Al che lo Scudiero Gongolante Santoro ha dato sulla voce a Sgarbi intimandogli – Sono due correnti di pensiero, rispettale! – Vittorio Sgarbi a quel punto ha “sparato” affermando che non si può rispettare una corrente di pensiero se falsa o comunque fondata su menzogne. Questo passaggio dovrebbe far riflettere. E’ sufficiente dunque affermare qualsiasi cosa perché la si debba rispettare come una corrente di pensiero? Anche se poi si tratta di bugie od inesattezze?

È questo il giornalismo d’inchiesta all’italiana dunque. Qualcosa di molto diverso da come i colleghi stranieri interpretano il loro mestiere. In Italia non si cerca di scoprire mai nulla. Tanto con i “si dice” i “tanto lo sanno tutti” non c’è bisogno di accertare alcunché. E se per caso non siano ancora nate le “voci” basta mettersi davanti ad una telecamera e vomitare tutti gli insulti che passano per la testa nei confronti di chiunque. Tanto sono correnti di pensiero e pertanto si DEVONO rispettare. Questa presunta libertà d’espressione però finirà per travolgere prima o poi chi ne abusa. Ma soprattutto ha già delegittimato chi sarebbe preposto a vigilare. La magistratura è stata esautorata da quattro “quaquaraquà” diffamanti, che invece di impiegare mesi od anni ad indagare, dibattere in tribunale e poi giudicare l’imputato, in una quindicina di minuti linciano pubblicamente il “loro” imputato. Le forze dell’ordine idem. Ma va riconosciuto che questo sistema malato ha fatto si che le stesse istituzioni si rimettano alle conclusioni od alle indagini dei “quaquaraquà” diffamanti o di quei pochi colleghi che lavorano seriamente. Oramai è quasi prassi che le indagini che scottano siano avviate da Anno Zero, Ballarò, Striscia la Notizia, Le Iene e via dicendo. Questo ovviamente sollecitando la suggestione popolare “indirizza” anche l’attività investigativa. La pericolosità sociale o la gravità di un reato non si riscontrano nelle considerazioni di un magistrato ma nell’audience di una trasmissione.

domenica 11 maggio 2008

Italia dei Malori

di Marta Moriconi

Italiani: popolo di santi, poeti e navigatori ovvero popolo di brava gente, romantica e sognatrice. Questo era un tempo. Un tempo passato ma non troppo lontano. Cosa rimane di noi? Bullismo, intolleranza e altre nuove forme di emarginazione. La famiglia è il primo nucleo che ha subito un processo di trasformazione. Dove ha perso il suo ruolo di responsabilizzazione? Nelle eccessive concessioni o nellla valorizzazione del superfluo? L'adolescente oggi viene riparato dal mondo esterno attraverso un isolamento-protezionistico-familiare fatto di totale benessere. Quando si scontra inevitabilmente con una realtà ben diversa da quella da cui proviene, la debolezza può portare ad un primo corto circuito. Per questo il ragazzo decide di cercare forza, coesione, condivisione attraverso l'omologazione che gli permette di non distinguersi nè in negativo nè in positivo, ma che gli offre una condizione di appagante protezione. Che nulla ha a che vedere però con la realtà. Il diverso non viene rispettato, infondo fa paura, ed è invidiato per volontà e grinta tutte personali. Non trae forza dagli altri, ma da se stesso e per questo viene identificato come un nemico di tutti.

Provoca istintive reazioni di intolleranza che possono sfociare in atti di derisione, di aggressione, di pestaggio.

Il familismo "corrotto" dal vizio e dai tanti piaceri che si concedono durante la crescita dei figli è dannoso quanto l'assenza di un nucleo familiare. Ma allora il peggio deve ancora... crescere? Diciamo che potrebbe essere così, se genitori, ma anche scuola, istituzioni, enti religiosi, sportivi etc. -che si occupano dei nostri giovani quando i genitori lavorano- non ritrovano e ripensano al ruolo educativo come necessario e utile ad una corretta percezione della realtà e ad un'evoluzione che non sia solo temporale. In Italia il problema sorge proprio perchè l'istituzione familiare, la prima forma di comunità con cui si viene a contatto, è entrata in crisi. Siamo il Paese della Chiesa Cattolica, della tradizione e della cultura e stiamo perdendo o forse subendo la perdita delle nostre fondamenta, per rispettare le logiche della massificazione, della "globalizzazione del pensiero". E senza fondamenta si sprofonda nel dubbio, nella paura. E dalla paura può scaturire odio. E l'odio ha le sue strade.

Torniamo ad essere un popolo di pensatori. Un popolo ricco, ma di idee.

mercoledì 7 maggio 2008

Consenso cercato e consenso generato

di Gianbattista Tagliani

Le urne hanno dato il loro responso da pochi giorni. Una maggioranza politica di centrodestra, piuttosto netta, avrà l'incarico di governare il paese, probabilmente nella giornata di domani come trapela dal "palazzo". Eppure appare evidente come, sia gli eletti che gli sconfitti continuino la corsa sfrenata al consenso, quasi fossero ancora in campagna elettorale.
Ripetuti botta e risposta tra schieramenti ed all'interno degli stessi sembrano simulare la battaglia per la conquista dell'approvazione delle masse.
Dichiarazioni e smentite, proclami, minacce velate, promesse gridate.
Il centrosinistra in senso lato, dal PD alla sinistra radicale vivono un'intensa fase di autocritica e rivisitazione dei programmi, delle alleanze fino ai volti ed alle persone esposte mediaticamente.
Il centrodestra allo stesso modo, pur consapevole e forte del risultato elettorale, studia e dibatte su chi possano essere i componenti del governo secondo una logica quasi pubblicitaria. Vips, opinion leaders e personaggi noti ed apprezzati dalla maggior parte possibile degli italiani vengono cercati e coinvolti quasi come se governare fosse qualcosa di analogo al vendere un prodotto od un servizio.
In questo clima, ancora confuso, chi continua a mietere successi è la Lega Nord.
Ma perchè? Dopo uno straordinario risultato elettorale come fanno ad aumentare l'approvazione della gente?
Analisti, sondaggisti e consulenti propongono varie interpretazioni e valutazioni.
Ma forse la ragione potrebbe esser semplice, quasi banale.
La Lega rispetto agli altri partiti si distingue, sin dalla sua nascita, per un'attività capillare e concreta sul territorio. I leaders spesso e volentieri "scendono" tra la gente e "collaborano" con chi li ha votati.
Gli altri? Decisamente meno. Di frequente optano per dichiarazioni a mo' di slogan od a comunicati stampa ufficiali e poveri di contenuti chiari e comprensibili.
Per questo la Lega genera il proprio consenso a differenza degli altri che lo cercano solamente.
Fare annunci come la promessa di rimuovere l'impianto dell'Ara Pacis dal centro di Roma rappresenta una suggestione. Comunica la sensazione che il sindaco "la pensa come me", ma non rappresenta la comunicazione di un'impegno o di un'attività.
E di esempi se ne potrebbero fare di diversi. In politica estera si dichiara se a sostegno di un paese piuttosto che un altro, ma poi non si da seguito a quanto detto. Lo stesso vale per la politica economica. Dunque il modello Lega si distingue e fa apprezzare perchè, indipendentemente dal fatto che si condivida o meno l'istanza politica, è un modello di pensiero-azione.
Ad maiora signori Eletti!

martedì 6 maggio 2008

Il riso di tutti in crisi



di Marta Moriconi


Il clima è impazzito, i prezzi impazzano, le banche impazziscono. Ebbene si, è pazzesco. E’ pazzesco che alla crisi energetica come insufficienza di petrolio e degli altri idrocarburi, si sia affiancata quella ecologica planetaria, ormai incombente e legata ai nostri consumi, senza dimenticare quella dei mutui che ci sta investendo dall’America con furore e… orrore. Non ultima quella alimentare che rende le nostre tasche praticamente bucate. A nulla aiutano i dati Istat che ci avvertono della crescita degli stipendi, quando insieme a loro crescono anche i prezzi al consumo. Molte riviste titolano “Il petrolio potrebbe finire”, “Le metropoli sono più inquinate di quello che ci dicono”, “La costante immissione di anidride carbonica nell’atmosfera sta uccidendo il pianeta”, “E’ recessione”, “Le banche piangono”, “Attenti alla crisi globale”. E così via.
Ma quali sono i modi per salvare la Terra? Le agenzie Onu riunite a Berna hanno pensato ad una Task force per frenare il caro riso (e quello dei cereali) e quindi tutti i Paesi in via di sviluppo -ma anche noi- dal disastro.
La recente riunione del World Economic Forum svoltasi a Davos dal 23 al 28 gennaio ha cercato di offrire delle risposte all’allarme, ma il silenzio di tanti esperti è stato assordante. Nulla si è detto e si dice sulle causa di fondo del disastro incombente. Insomma, per tutti è meglio non parlare della sproporzionata domanda di fabbisogno energetico rispetto alla popolazione e del bisogno di resettare l’intero sistema di utilizzo dei beni e prodotti agroalimentari.Quando però la cuccagna finisce, si da il caso che si dovrebbe iniziare a raffrontarsi con la realtà e con quello che ad essa necessita. Le crescenti tensioni sociali e internazionali su questi temi appaiono non bastare ancora ai potenti della Terra per decidere di passare dai convegni e dalle riunioni sulle ragioni del male che ci affligge, a progetti e cure per gli stessi.
Al pianeta serve un “Grillo dell’anti-crisi”: perché, ad esempio, i giornali non riferiscono e informano meglio che, nel solo in Nebraska, sono stati seminati 405000 ettari in più di mais e lo stesso Stato si vanta che produrrà 10 miliardi di litri di etanolo. Negli Stati Uniti, lo scorso anno, il 20% di tutto il mais è stato utilizzato per produrre etanolo. Quanto è? Soltanto il 2% di quanto usato dalle autovetture. E’ arrivato il tempo degli “agrocarburanti”. Necessita una scala di cambiamenti ma se questa colpisce in maniera lesiva i mercati di potere preesistenti, ecco che la scala si fa in salita. In netta salita. Il mondo è al collasso. Cosa aspettiamo? Le forniture globali di grano sono al minimo storico e non siamo in un periodo di guerra. La produzione attuale di cibo e l’andamento ambientale sono in crisi.
Ci appelliamo ai nostri governanti perché l’Italia, il Paese della pizza e degli spaghetti, il Paese della canzone “O sole mio”, il Paese di scienziati Premio Nobel, sia in prima linea contro l’indifferenza degli Stati più grandi. E che agisca velocemente, come già ha saputo fare per ottenere una moratoria della pena di morte. Anche mangiare, riscaldarsi, avere una casa, mettere i propri risparmi da parte sono diritti. Diritti dell’umanità. E doveri umanitari.