giovedì 24 gennaio 2008

Noi, voi, loro… La crisi del governo Prodi vista dall'estero (più o meno)

di Anguel K. Beremliysky

Solo qualche mese fa gli italiani si erano a dir poco preoccupati per le pubblicazioni di alcune testate straniere sulla qualità della vita in forte declino nel Bel Paese, sulla mancanza si fiducia in se stessi da parte dei suoi cittadini. Persino le più alte autorità sono intervenute in proposito biasimando chi aveva osato a criticare e deridere l’Italia. Tante sono state le voci indignate, ma estremamente poche che sono andate a cercare i motivi nella realtà locale. E la causa di tutto ciò non sta in un fantomatico odio di “loro” nei confronti di “noi”, bensì nella tristezza di una quotidianità che purtroppo oramai produce solo notizie negative. Così infatti è stato con la famigerata “emergenza rifiuti”, con la mancata visita del papa (con esplicite colpe su entrambe le sponde del Tevere), con la perenne lotta tra politici e giudici ecc. Da ultimo, come esempio emblematico nonché eclatante, ecco che l’Italia si è presentata al mondo con il suo “antico” ritornello della crisi governativa e la stampa estera raccoglie l’invito. Associated Press parla di un’endemica instabilità che ha dominato nei 62 anni che sono trascorsi dopo la Seconda guerra mondiale (da AP) Già, a proposito di guerra, gli epiteti “bellicosi” si sprecano. Specie nei reportage dell'anglosassone BBC (dalla BBC) e International Herald Tribune (dall'International Herald Tribune) che parlano di un premier “embattled ” ma uscito dal voto alla Camera con gravi ferite che potrebbero rivelarsi fatali. Un clima di scontro feroce si respira anche nei titoli del britannico The Guardian con la solita severità e laconica puntualità di giudizio la testata americana con arcinota propensione ad analisi approfondite delle relazioni internazionali azzarda il suo commento che suona più che mai come un giudizio: Questa litigiosa coalizione che ha provocato così tanti guai.(da The Guardian)Lo sottolinea The Times che impietosamente conclude che stando a quello che si è visto, gli eventi di questi giorni non devono sorprendere nessuno (da The Times). La situazione di incertezza però sarebbe destinata a perdurare, come ci dice la voce autorevole e imparziale della CNN, anche se il premier dovesse perdere questo scontro finale (da CNN). Questo sembra l’esito più probabile che trova conferma anche in quanto riportato dal Financial Times citando Paolo Messa dell’Associazione Formiche. Egli parla di “ore contante” e gli fanno eco vari altri analisti che sarebbero indignati dal modo in cui si evolve la situazione. E non potrebbe essere diversamente giacché il sistema italiano è sempre di più “sick, ugly, calcified,” senza possibilità di cambiamento (da Finanacial Times). Un melodramma nel vero senso della parola è descritto con sottile ironia dai francesi. Questo il tono usato da Le Figaro, ma ancora più pungente La Liberation. Mentre El Pais passa ai mezzi espressivi audiovisivi e pubblica sul suo sito le scene finali del voto alla Camera con una espressione facciale eloquente del premier e uno scambio molto “amichevole” di saluti tra gli scranni (da El Pais) Con teutonica rigidità il Frankfurter Allgemeine Zeitnung si limita a riportare le preoccupazioni del presidente Napolitano di una situazione ormai sfuggita ad ogni tipo di controllo (da Frankfurter Allgemeine Zeitnung) Con molto meno pretese di giudizio, visto la loro breve esperienza democratica alle spalle, i mass media russi e bulgari sono alla finestra e guardano con curiosità. L’agenzia di Mosca RIA Novisti ( da RIA Novisti) tenta di essere il più analitica possibile. Il quotidiano bulgaro Dnevnik (da Dnevnik) fa un elogio del tentativo “disperato” del premier di salvare il proprio potere. Il Mediapool (da Mediapool) invece non senza ironia lo definisce un uomo sotto pressione, ma non tanto dell’opposizione quanto dalla proprio impotenza dinanzi alle circostanze.