di Gianbattista Tagliani
Le consultazioni per la formazione di un nuovo governo, o come affermato dal Presidente del Senato Marini, per la ricerca di un'ampia maggioranza politica che ridisegni la legge elettorale, sono nel vivo.
La scommessa dei leader è quella di ottenere la fiducia degli elettori, soprattutto quelli "avversari", che presto torneranno alle urne.
Come ottenerla? Su cosa si fonda?
In momenti concitati ed "iper-monitorati" come questi è facile cadere in contraddizioni o dare segnali confusi. Il Vday, da una parte, da voce a coloro i quali si aspettano fatti, concreti, trasparenti, perchè chiedessero a gran voce il ricambio della classe politica. Ma tutti gli altri?
L'anitpolitica non è la sola ricetta risolutiva l'attuale mediocre stallo. L'impegno, la devozione alla causa, l'onestà intellettuale e materiale non sono riconoscibili come dirompenti e rivoluzionarie novità. Sono il sale di ciascuna democrazia popolare.
A cosa dovrebbero mirare i leader politici, dunque? Alla partecipazione emotiva di massa od alla sensibilizzazione mirata?
La maggioranza appare confusa, frastornata, quasi non si aspettasse di trovarsi in una situazione come quella attuale nonostante i ripetuti segnali degli ultimi mesi. L'opposizione, paradossalmente, si trova nella stessa situazione. Dopo aver tanto atteso la caduta di Prodi, una volta avvenuta appare "impreparata" quasi sorpresa quanto gli avversari.
Si sono innescate dunque tattice e strategie elettorali. Si da poca attenzione ai contenuti ai contenuti quanto ai flussi emotivi e piuttosto che proporre un'idea all'elettorato, si cerca di sedurlo.
Dopo aver conosciuto i risultati del dibattito televisivo con Kennedy, Richard Nixon, esponente della "vecchia" classe politica americana ha candidamente riconosciuto che "Un'immagine vale mille parole" e che dunque un candidato forte deve tenere conto di come appare, quanto di ciò che dice. Oggi però la situazione potrebbe essersi evoluta. Gli italiani cosa si aspettano?
Un "personaggio" mediatico od un "operaio" della pubblica amministrazione. Silvio Berlusconi fino a qualche settimana fa sosteneva l'urgenza di riformare la legge elettorale per garantire un governo stabile ed efficiente. Massimo D'Alema riteneva il referendum una minaccia alla sovranità parlamentare. Oggi Silvio Berlusconi afferma che la vigente legge elettorale è valida e si dovrebbe ricorrere alle urne immediatamente. Massimo D'Alema, una volta che il referendum ha incassato il si della Corte Costituzionale, sostiene che lo si dovrebbe anticipare per dare modo al popolo di esprimesi in un momento cruciale come quello presente.
Si contraddicono? Oppure come sostengono i più, con esperienza e dati freschi, si può cambiare opinone?
Oppure ancora, al momento ciò che è fondamentale è conquistare il governo e dunque si assecondi l'emotività degli elettori?
Sono i politici che influenzano l'elettorato od il contrario?
Sembra lo stesso interrogativo legato al mondo dell'informazione.
La differenza però c'è. I mezzi di comunicazione sono "mezzi". I politici sono persone. Se le persone che siedono in parlamento fossero più disposte all'ascolto, quanto se le persone che esprimono il voto fossero più disposte al comunicare, l'antipolitica non sarebbe altro che un neologismo fantasioso