



di Anguel K. Beremliysky
Sappiamo tutti che i mass media italiani sono da sempre molto attenti, come è giusto che sia, ad ogni tipo di elezioni che si svolge nel Paese – dalle politiche alle amministrative e quelle per il Parlamento europeo. Ma come si comportano quando devono informare l’opionione pubblica sulle consultazioni che avvengono in un altro Paese, in un altro angolo del mondo. Di recente ci è stata offerta una occasione davvero singolare e interessante ai fini della rilevazione dei dati numerici relativi alla copertura radiotelevisiva dei processi elettorali all’estero.
Trattasi del voto avvenuto simultaneamete in tre paesi diversi – Polonia, Svizzera e Slovenia – lo scorso 21 ottobre. Analizzando nel complesso i dati quantitativi del monitoraggio radiotelevisivo di questi eventi, una premessa importante è d’obbligo: sono tutti e tre dei Paesi europei e quindi, per la legge della vicinanza geografica, meriterebbero un’attenzione mediatica maggiore, specie se due di loro confinano anche con l’Italia. Il numero complessivo di presenze 134, rilevato nell’ultimo mese, conferma questa previsione. Inoltre, i passaggi nei titoli dei vari TG/GR ammontano a 18. Se andiamo a riguardare da vicino i numeri relativi alle singole tornate, tuttavia, si evidenziano alcune importanti differenze. Sulla presenza sembra incidere in gran parte la dimensione del singolo Paese: mentre la Polonia e la Svizzera sono paesi più grandi, la Slovenia è molto più piccola e suscita meno interesse. I numeri che ne evidenziano la rilevanza sono rispettivamente: 75, 52 e 7. Ma ciò non è sufficiente. Le elezioni slovene hanno trovato meno spazio in quanto si svolgevano per eleggere il capo dello stato e non il parlamento. A prescindere dalle specificità dei tre ordinamenti costituzionali, v’è da dire che tendenzialmente ( ma con le dovute eccezioni) ad essere al centro dell’attenzione sono sempre le elezioni politiche ( o parlamentari ) a scapito di tutte le altre. In più, il voto di domenica in Slovenia era solo il primo turno; e le informazioni in partenza indicavano il sicuro ricorso al ballottaggio.
Dal dato aggregato delle presenze si possono dedurre anche altre importanti conclusioni. La copertura televisiva è sempre leggermente superiore a quella radiofonica, mentre il genere predominante è il TG/GR. Comee antenne “più attenti” si confermano Radio 3 che da sempre garantisce grande spazio alle notizia di politica estera/europea, ma anche Rai 2 e Rai 1. Quest’ultima ha guadagnato in termini di informazione proveniente dall’estero dopo l’ultimo cambiamento radicale dello schema del suo TG. Non si può parlare certamente di un’inversione di rotta ma Canale 5 e il TG 5 sono questa volta in netto recupero, essendo al terzo posto per quanto riguarda la Polonia e la Slovenia, mentre si posizionano primi per il voto in Svizzera. Questo dato non è da ritenersi così sorprendente dati comunque i legami tradizionali e culturali che esistono tra l’Italia e la Svizzera. Ma ad influire maggiormente su questo trend sono stati sicuramente i connotati xenofobi e populisti della campagna elettorale. A conferma di questa osservazione viene anche il fatto che solo alle elezioni in Svizzera sono state dedicati anche altri generi di trasmissione oltre al format TG/GR, poiché i temi dell’immigrazione e lo scontro pre-elettorale hanno rappresentato un utile argomento per degli approfondimenti.
In termini di note polemiche non sono state da meno neppure le elezioni in Polonia. Qui la cosa più sorprendente è la lunga attesa del risultato. Difatti, le prime notizie riguardanti la campagna risalgono all’inizio del mese di ottobre, mentre della Svizzera e della Slovenia non si parla prima del 20.
Infine, un altro elemento che univa le tre elezioni era l’Unione europea. Mentre le elezioni in Polonia rivestivano un importanza dal punto di vista delle future relazioni tra Varsavia e Bruxelles, alla luce dei recenti attriti sulla riforma dei Trattati e non solo, le elezioni in Svizzera hanno rirproposto di nuovo l’ipotesi di un adesione della Confedereazione elvetica all’Unione. La Slovenia invece è un Paese di nuova entrata e a partire dal gennaio 2008 sarà il primo Stato dell’Europa orientale a ricoprire la Presidenza di turno dell’UE. I servizi sulla Svizzera soprattutto dopo le elezioni e la vittoria dell’UDC hanno escluso categoricamente la possibilità che Berna possa entrare a far parte dell’Ue. Più riferimenti all’Europa sono stati comunque fatti per le elezioni polacche che sono state analizzate dal punto di vista dei possibili cambiamenti di tono nel dialogo con e all’interno delle istituzioni europee. Sono state altresì fornite delle testimonianze sui commenti di alcuni leader europei.
Grazie a questa analisi si scopre che l’arcinoto problema della scarsa cultura internazionale dei mass media italiani sta venendo meno. Per fortuna. La luce fatta sulle elezioni in questi tre Paesi è stata forte ed intensa, grazie sicuramente ad alcuni elementi “piccanti” delle campagne elettorali ( eccezion fatta per la Slovenia). Questo risultato è stato garantito anche sulla scia del flusso di informazione che ha accompagnato e seguito il vertice di Lisbona, terminato due giorni prima delle tornate elettorali in parola.