
di Gianbattista Tagliani
Bilal Hussein è un reporter. Un fotografo. E’ iracheno ed opera in Irak. E’ un reporter della AP, la prima agenzia stampa del mondo. Americana.
Il 29 Novembre prossimo il Governo USA pronuncerà un formale atto d’accusa nei confronti di Hussein, per sostegno all’insurrezionalismo islamico radicale.
Questa potrebbe non essere una “notizia”, considerato il frequente ricorso dei governi occidentali a strumenti “giudiziari” che garantiscano un maggior controllo dei flussi informativi.
La notizia sta invece nel fatto che Bilal Hussein è in carcere da 19 mesi. E’ stato infatti fermato a Ramadi (Irak) il 12 Aprile 2006.
Il reporter ha venduto delle istantanee all’AP sarebbe stato poi sospeso dalla stessa agenzia per “comportamento ambiguo”. Oggi però la stessa agenzia ne cura la difesa legale.
La Storia di Hussein risale però al 2004, in cui si è visto coinvolto da accuse di falso.
Il reporter in occasione del ritrovamento del cadavere dell’italiano Salvatore Santoro ha scattato delle foto che hanno presto fatto il giro del mondo. L’esercito USA però sosterrebbe che gli scatti siano stati confezionati ad arte per poterli rivendere ai media europei, logicamente sensibili alle vicende degli occidentali in terra irachena e spesso disposti a spendere cifre considerevoli per aggiudicarsene la prova fotografica. (dal Corriere della Sera)
Lo stesso reporter è stato uno dei più attivi cronisti della battaglia di Falluja, sempre nel 2004, una delle più cruente dell’intera campagna militare.
In quell’occasione, come nel caso delle foto del cadavere di Santoro, Bilal Hussein è stato sospettato di collusione con i terroristi iracheni.
La ragione del sospetto è a tutt’oggi ignota, ma il reporter è ancora in carcere senza essere imputato di alcunché, tanto meno interrogato da oltre un anno e mezzo.
Il Procuratore Federale USA Gardephe rileva l’anomalia della mancata indicazione degli elementi fondanti l’accusa di Hussein. Alcune indiscrezioni trapelate dalla procura militare che porterà in giudizio il reporter, non troverebbero alcun riscontro, stando a quanto riporta la AP per conto di CNN (da CNN)
Il 29 Novembre in occasione della pronuncia del formale atto d’accusa conosceremo dunque gli elementi che farebbero di un fotografo, già premiato con il Pulitzer, un sostenitore/finanziatore della causa integralista islamica in Irak