lunedì 21 gennaio 2008

La (dis)informazione economica e i suoi effetti




di Anguel K. Beremliysky

La settimana scorsa, tra mille polemiche e perplessità, il presidente della Commissione affari costituzionali della Camera, l'on. Luciano Violante, ha dato appuntamento ai direttori di tutti i principali telegiornali italiani. Il suo invito non poteva non destare subito sospetto e timore che l'occasione potesse essere utilizzata per esercitare qualche forma di controllo politico - seppur indiretto - o, quanto meno, condizionamento della politica redazionale delle autorevoli testate. Ebbene sì. Le prime interpretazioni non si sono rivelate sbagliate, poiché l'obiettivo ufficialmente perseguito è stato quello di verificare (anche con i potenti mezzi dello strumento dell'indagine conoscitiva) la "propensione" dei giornalisti italiani a "esasperare" le notizie negative, aumentando così il senso di insicurezza diffuso tra i consumatori dell'informazione, ovvero i cittadini comuni.

E così, siamo andati a verificare se la preoccupazione dell'on. Violante e della classe politica in gerenale abbia prodotto qualche effetto immediato. Stando alle ricostruzioni dell'incontro, l'attenzione è stata rivolta principalmente alle notizie riguardanti gli atti criminali. Sebbene d'accordo sulla forse eccessiva enfasi sulla cronaca nera in TV, ci preme sottolineare che oltre all'emergenza reati, sotto i nostri occhi quest'anno si è verificata una vera e propria tirata di messaggi economici disastrosi. Le tabelle riportate sotto dimostrano come è variata la quantità di informazione su aumenti prezzi e relativo impoverimento della popolazione, facendo un paragone tra il mese di dicembre 2006 e l'ultimo mese del 2007. I numeri parlano da soli.

Se qualcuno volesse andare ad approfondire la questione, scoprirebbe che esiste un chiaro collegamento tra il bombardamento con notizie negative di carattere economico con la creazione di aspettative distorte riguardo al futuro. Realizzato ciò, saremmo in presenza di una vera e propria bolla speculativa, la quale consiste consiste in una divergenza dei prezzi protratta per periodi lunghi. Lo studio delle "bolle razionali" è allacciato alla teoria delle aspettative razionali, ampiamente utilizzata nei modelli di economia monetaria. Infatti la formalizzazione matematica della bolla si può far risalire al modello di iperinflazione di Cagan (1956) esteso alle RE (Rational Expectations). Assunto che il telespettatore è un attore razionale delle proprie decisioni, allora non può essere trascurato il semplice fatto che più sente dei rialzi dei prezzi, più tale rialzo sarà scontato nelle sue decisioni future, generando così una spinta inflazionistica basata sul meccanismo delle self-fulfilling prophecies: "Mi dicono che il prezzo aumenterà, allora domani pagherò di più: di conseguenza il prezzo realmente crescerà".

Nell'ambito del suo nuovo piano per lo sviluppo con il quale si vorrà contrastare la perdità di potere d'acquisto, sarebbe forse più opportuno che il governo si concentasse sull'informazione economica distorta a scopo speculativo, piuttosto che sulla presenza relativa della cronaca nera...