Così Nietzsche parla di sé... e di noi : "Ciò che io racconto e' la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può fare a meno di venire: l'avvento del nichilismo. Questa storia può già ora essere raccontata; perché la necessità stessa e' qui all'opera. Questo futuro parla già per mille segni, questo destino si annunzia dappertutto". Annuncia, a suo modo, il mondo della pura ragione che annichilerà con successo ogni cosa che sussiste all'infuori di sé. Il Settecento ha aperto le porte ad un nuovo pensare, rivoluzionario rispetto a Dio e ai fenomeni inspiegabili. Nè è derivato il nichilismo (la volontà del nulla) che nega l'esistenza di valori e di realtà comunemente ammessi. Che nega anche noi stessi in quella parte di noi che rimane misteriosa e sconosciuta alla nostra logica.
Ai vertici della società, ma anche ai margini di questa, c'è oggi l'uomo nichilista. Che abbia vinto il mondo o lo subisca, l'essere umano oggi appare frutto di questa volontà del nulla. E' l'era dell'uomo moderno, che a partire dall'Illuminismo ed a causa di una "accresciuta potenza dello spirito", crede sempre meno nei valori tradizionali. E' la crisi di una civiltà e di civiltà, poichè non esiste più un valore civile universalmente riconosciuto. Nietzsche riassume il suo pensiero nella formula "Dio è morto", dove Dio è il simbolo di tutte le fedi e di tutte le metafisiche. Venendo meno le certezze, l'abbandono di ogni prospettiva religiosa o oltremondana, ciò che vince sull'uomo è un forte senso di fallimento e smarrimento esistenziale. Dalla paura del fallimento nasce il rinvio. Dal rinvio, appunto, la crisi esistenziale. Ne consegue una perenne nostalgia del passato e delle favole (?) metafisiche in cui si credeva. I giovani poi, nati sotto questa cattiva luce, vivono all'ombra di una vita priva di contenuti spirituali oltre che materiali. E privi di slanci metafisici, spesso motore di risultati "fisici". Anche qualora questo ragazzo raggiunga posizioni di successo, resta sempre un nichilista vittorioso. Che crede solo a se stesso fino a quando ha successo e che nell'eventualità contraria senza un utile bagaglio di Senso rischia un facile corto circuito.
Ma l'uomo vorrebbe credere; non sapendo come e in cosa credere però, non riesce più ad usare i miti ed i riti del passato distrutti dal nichilismo. Finisce quindi con l'inventarsene di nuovi, crea nuove fedi in sostituzione delle antiche. Spesso investendo di senso religioso le ideologie politiche... e la cronaca odierna ci informa sempre più sull'aumentare del fenomeno. Nelle esperienze tragiche della storia moderna, nel proliferare delle sette religiose, di ritualità frutto di cocktail di fedi diverse, nell'aumento di letture esoteriche, nel persistere di credenze magiche (astrologia, parapsicologia, ufologia) e persino mistiche (per es. la Madonna che piange in tante e diverse città italiane) si può vedere un disperato contro-nichilismo (che sempre dal nichilismo trae origine), una "volontà di credere ad ogni costo" a qualcosa. Nonostante tutto questo niente. Che fa paura. Una paura che guida le nostre scelte, non facendoci scegliere per non rischiare. L'insuccesso è tabù. Il fallimento di un progetto è fallimento umano. Poichè solo ciò che si vede fa l'uomo, se ciò che vediamo non è vincente, meglio nascondere il sogno e nascondersi. Thomas Edison, l'inventore della lampadina, amava dire: "Non ho fallito, ho trovato 2000 modi per non inventare una lampadina". Se si fosse fermato di fronte al primo insuccesso staremmo ancora con i candelotti. E poi aggiungeva che “il valore di un’idea sta nel metterla in pratica”. Ma come facciamo se questa è stata decostruita e spiegata come fantasia relativa? Non crediamo più al suo valore, privandola di un Senso oggettivo e legandola alla nostra limitata realtà. Basterebbe pensare che l'idea di uno, nella storia millenaria, ha reso felice oltre che lui stesso anche altri. Che oltre che a realizzarci, dobbiamo pensare di realizzare il Senso della nostra storia. Non è la stessa cosa. Il valore di persone, cose, lavori, prodotti, è nascosto dietro a ciò che vediamo, ma non per questo ha meno significato ed importanza. Anzi, spesso quello che rimane di noi sono proprio le nostre idee, ciò che abbiamo comunicato. Non si leggono i nostri atti d'ufficio, non si vede più il nostro corpo, non si sente più la nostra voce e i nostri soldi fanno felice qualcun'altro.
Se il giovane non rischia, non osa, non vive, non vince e non perde. O vince e perde senza avere il Senso di ciò che fa. Così vince il nichilismo e l'idea che non esiste il valore di un'idea.